mercoledì 20 agosto 2008

La fine è il mio inizio



Ieri sera finendo il libro ho pianto...il motivo è complesso e forse poco legato con la qualità del libro in se. Cercherò prima di dare un commento globale. Il racconto della vita di un uomo fortunato, come lui stesso dice, che ha vissuto ciò che voleva e come lo voleva. Indubbiamente affascina quello che ha fatto, come è riuscito a plasmare la sua esistenza e a compiere quello che riteneva essere importante. Bisogna trarre da questo uomo il coraggio di non rinunciare mai, non dire mai "è troppo tardi" perchè questa è, anche secondo me, una delle frasi peggiori che si possano sostenere. Sarò una lettrice difficile da conquistare ma ho notato che verso la fine il libro "stanca" mi giravo e dicevo "forse ho fatto indigestione perchè l'ho letto in fretta" ma davvero dovevo farmi un po' di forza a concluderlo e continuavo a guardare quante pagine mi separavano dalla fine. Ieri mio zio mi ha detto che lui ha abbandonato lo stesso libro a 100pagine dalla fine...più o meno quando io ho cominciato ad essere insofferente. La spiegazione? Questi libri vogliono suscitare un "risveglio" nelle persone ma se sei già così o già predisposto...bastano due righe a richiamare la tua attenzione 465 pagine sono davvero troppe. Inoltre è un libro di una vita che accenna e basta quello che ha visto, mi sarebbe piaciuto sviscerasse si più.
La considerazione finale? Ogni volta che leggo i libri di questi uomini (anche di Gino Strada) non riesco a non soffermarmi sulle figure delle mogli. Attraverso il libro, nelle parole di Terzani io mi sono immaginata la moglie...mi sono "immedesimata" in lei. Certo non si può giudicare la vita di altri ma mi sono chiesta, se capitasse a me?
Vorrei poterla intervistare, vorrei poterla capire, ascoltare e sentire. Questi uomini, con le loro vite mirabolanti, hanno alle spalle delle famiglie, dei genitori, delle compagne e dei figli...e non posso non soffermarmi a pensare a questi. Le lacrime finali sono per la moglie, perchè davvero nelle ultime parole riportate ho vissuto la sua sofferenza...nell'ultima conversazione mi sono immedesimata in una compagna che l'ha sempre seguito e che si sente dire quello che si sente dire lei...e ho pianto! Non confondetemi, non è un pianto di gioia, ma di tristezza...si sente dire una delle cose più difficili da affrontare per una persone che ha dato la vita per qualcun altro. Non c'è cattiveria in quello che il marito le dice, probabilmente non c'è nemmeno consapevolezza, ma in due parole...anzi in una sola mi ha spezzato il cuore, per lei. Forse è perchè sono donna, forse è perchè sono sensibile, forse è perchè amiamo davvero in due modi diversi uomini e donne ma mi sono messa a piangere...Vorrei davvero averla qui e parlarle...farmi raccontare da lei la sua vita accanto a lui.

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