giovedì 31 gennaio 2008

Prime visite

Buongiorno viaggiatori...alcuni di voi sono già stati qui...lo so...spero presto arriveranno gli altri...
Il tempo è nebbioso ma con il sole che filtra, temperatura 4°, radio Virgin trasmette gli Interpol...

Sogna più che puoi

Viaggiatore della rete…ascolta questa storia vera e medita su di te e sui tuoi sogni….

Ad Ankershagen, nel Mecklemburgo, i contadini raccontavano strane storie. Narravano di un cavaliere predone la cui gamba sinistra spunterebbe da una tomba. Parlavano dell’oro nascosto nella collina presso il cimitero e della fanciulla che a mezzanotte emergeva con una bacinella d’argento in mano dallo stagno del villaggio. Tutti i giovanotti del villaggio erano incuriositi dalle leggende e spesso si aggiravano per il cimitero per verificare le storie narrate. Solo il pastore combatteva la superstizione dal suo pulpito ogni domenica mattina. Nonostante gli sforzi però le incursioni notturne dei ragazzi nel cimitero non smettevano. E, insieme al resto dei giovani del paese, c’era anche il figlio dello stesso parroco. Una sera il pastore, urlando contro il figlio, pescato ancora una volta a girare per il cimitero, gli porse un libro “E’ meglio che tu legga…troverai qui le imprese più meravigliose mai compiute”.
Heinrich prese dalle mani del padre il libro ritenendo il gesto più una punizione che l’inizio di un sogno…”Storia universale illustrata per bambini”…iniziò così a leggere uno dei libri più affascinanti e quando, ore dopo, il padre venne a dargli la buonanotte lo trovò ancora assorte fra le parole scritte e dovette chiudere a forza il libro. “Padre, ma non è una favola la storia di Troia, vero?” “ E’ tutto vero, bambino mio, anche se si tratta di avvenimenti di tremila anni fa.” “Quando finalmente sarò grande cercherò e troverò Troia, la troverò ovunque essa sia e la riporterò alla luce”…
Un sogno da bambino, irreale e fantastico come possono essere i sogni che si coltivano in tenera età…ma la vita è diversa e le strade seguono percorsi inimmaginabili…
Per un periodo di molti anni Heinrich lavorò in un piccolo negozio di generi vari, dalle cinque del mattino fino alle undici di notte. Alla notte il sonno lo lasciava privo di forze sul letto e la città di Troia pian piano sfumava nella sua mente. Ogni giorno trascorreva uguale all’altro e il duro lavoro lasciava i suoi segni. Così per cinque lunghi anni. Una mattina come tante altre Heinrich sollevò un pesante barile…ma non riuscì a posarlo sul carro perché un dolore lancinante lo colpì al petto. Passandosi la mano sulle labbra vide che erano bagnate di sangue. “Ha portato pesi troppo gravi e i suoi polmoni presentano lacerazioni. Non potrà mai più fare lavori pesanti”. Così la sentenza del medico decretò la fine del lavoro. Poche settimane più tardi H. si presentò ad Amburgo presso una società di navigazione con una lettera del padre. Non vi era nessun lavoro in città per lui ma una barca pronta a salpare per il Venezuela aveva bisogno di un giovane in cabina. Così H. prese posto sulla Dorothea. Furono levate le ancore e il vento gonfiò le vele…In pieno mare del Nord però un uragano sorprese il veliero che, nonostante gli sforzi del capitano, si inabissò lasciando l’equipaggio a remare sulle scialuppe alla ricerca di un porto sicuro.
L’equipaggio della Dorothea tornò ad Amburgo ma H si fermò ad Amsterdam e lì cominciò a lavorare come fattorino presso un negozio commerciale. Nella sua mente l’idea di Troia era sorta nuovamente…ora voleva fare soldi per poter poi realizzare il suo sogno. Alloggiò per tre anni in una misera soffitta. Quando tornava dal lavoro, la sera, si dedicava allo studio, studiò le lingue, quelle antiche per poter leggere Iliade ed Odissea in lingua originale e quelle moderne: inglese, imparato in sei settimane, francese, olandese, spagnolo, portoghese…
Un giorno si presentò dal direttore della ditta: “Conosco sei lingue avrebbe un altro lavoro per me?” Il direttore lo fissò: “Ci sono pochi uomini al mondo che conoscono sei lingue. E del resto non sono mai stato contento di lei neanche per il servizio di fattorino”…e gli indicò la porta.
Amsterdam era grande però…La ditta Schroder & Co lo volle assumere in prova:”Lei è assunto per 1200 fiorini l’anno”. Così H cominciò a sbrigare la corrispondenza con Roma Parigi, con l’Argentina, il Portogallo. Sei settimane più tardi fu convocato dal capo:”La pagherò 2000 fiorini l’anno se vuole imparare anche il russo poiché in tutta Amsterdam non c’è un solo uomo che sappia parlare quella lingua”. E così H entrò nel mondo dei caratteri cirillici.
Due anni dopo montò su un treno per Pietroburgo, aveva 24 anni, e veniva inviato là come rappresentante della ditta. Nel porto di Pietroburgo rollavano molte navi che tenevano il commercio con tutto l’oriente. Pian piano diventò lui stesso commerciante. Commerciava in indaco e tè. Aveva compreso che il denaro si trovava dappertutto bastava avere una mano fortunata per trovarlo, raccoglierlo, raddoppiarlo e ancora raddoppiarlo. Non si lesinava nel lavorare e, per un buon affare, percorreva anche chilometri e chilometri su una slitta nel gelido inverno di Mosca.
Un giorno però lasciò Pietroburgo…Era partita la caccia all’oro in America. Troppo comodo pensare che si mise a fare il minatore. No . aprì una banca, la banca di Sacramento…riceveva oro e lo cambiava con dollari. Esperto delle lingue ed instancabile lavoratore ben presto attirò tutti i minatori che venivano a cambiare la loro polvere d’oro.
Poi, un giorno…i minatori che si ammassavano all’ingresso, trovarono le porte sbarrate e un biglietto che annunciava che la banca chiudeva per sempre. . era già a San Francisco, pronto a tornare in Europa.
Arrivò a Pietroburgo giusto per vedere le volute di fumo alzarsi da uno dei suoi magazzini di merce…”E’ stato fortunato, il suo magazzino è bruciato sì, ma era vuoto…il giorno prima abbiamo trasportato, sa Iddio perché, tutte le merci nell’altro magazzino”. “E così la fortuna mi assiste”.
H aveva allora 45 anni e guardando dalle finestre di Pietroburgo decise che era ora di partire…
Chiuse tutto è abbandonò la città per sempre.

Nell’estate del 1870 all’ombra di una palma H osservava la città di Bunarbasci leggendo l’Iliade e l’Odissea…più leggeva più si convinceva che lì, dove tutti cercavano, non poteva esserci Troia…troppo distante dal mare… i Greci non avrebbero mai percorso 80+80 km ogni giorno solo per andare dalle navi alle mura. Ordinò quindi un’ennesima partenza. La carovana di H proseguì verso la costa…ed incontrarono una collina in mezzo alla pianura presso Hissarlik. H volle subito salire sulla collina…e dalla sua cima vide scintillante il mare. Misurò la collina, non più di 200m…”Lo sento, sotto questa terra giace Troia. Qui voglio scavare.” Ma…a metà della collina si ergeva la villa del console americano Frank Calvert. H chiese udienza al console e gli sottopose la sua richiesta “Vorrei comprare la collina e tutta la casa” “Ha forse sentito che ho trovato alcuni antichi cocci?” H non rispose, era un commerciante “Quanto vuole?” “Lei vuole radere al suolo la mia villa e la collina, vero?”
Trascorse un anno di trattative, per imparare anche la lingua turca, in non più di sei settimane, in modo da trattare da pari con le autorità locali. Nel 1871 H incontrò la greca Sofia, la sua futura moglie, che sedeva in una baracca poco distante da Hissarlik.
Ingaggiò 100 lavoratori che dormivano a cielo aperto e tutto era pronto. L’ex commerciante non si era lasciato sfuggire nulla. Gli sterratori lavoravano tutto il giorno e continuarono a scavare. Dopo pochi giorni le pale cozzarono contro delle pietre murarie…ma non poteva essere Troia, troppo vicino alla superficie. Metro dopo metro la collina andava sparendo. Spuntavano vasi di terracotta, anfore e tutto aumentava la convinzione di H di essere sulla giusta strada…Le difficoltà dettate dal terreno paludoso, dalle malattie che si diffondevano e dalle zanzare non bastavano a fermare H che lavorava fianco a fianco con i suoi cento sterratori. Dopo un anno il console americano tornò a fare visita ad H. “Ha trovato Troia signore?” “Ho trovato sette città sotto questa collina” Accompagnò quindi il console verso gli cavi e si fermò davanti a delle mura enormi e nere…”Questa è la terza città che ho trovato…Queste sono le mura di Priamo. Questa credo sia Troia”
Passarono tre anni, e 250000 metri cubi di terra rimossa…metà di Troia era alla luce ma mancava ancora qualcosa…
Nel giugno del 1873 H sedeva con la moglie sotto il cielo stellato “Domani sarà l’ultimo giorno di Troia”. Il giorno dopo, 15 giugno, H e sua moglie camminavano per le vie della città riportata alla luce prendendo congedo da tutto quello che aveva colmato la loro vita negli ultimi anni. D’improvviso, davanti alla porta delle mura di Priamo, H vide un bagliore per terra e una catenina che spuntava dalla sabbia. Diede subito una pausa prolungata agli scavatori temendo che potessero prendere qualcosa, e si mise a scavare febbrilmente finchè non trovò un anfora piena di monili “Il tesoro di Priamo e lo trovo proprio l’ultimo giorno degli scavi”. Prese tutti i gioielli e lì portò nella baracca, li ripulì dalla povere dei millenni passati e adornò sua moglie con tutte le meraviglie di Priamo. Fece un passo indietro e le scattò una foto…ella, in quel momento non era più la greca Sofia, in quel momento divenne Elena, la bella moglie di Menelao, fratello di Agamennone, che tremila anni prima era stata trascinata via dalla Grecia verso Troia e per la quale era scoppiata la guerra durata dieci lunghi anni.
“Elena!!!...Voglio cercare la tomba di Agamennone!!!”

H. Schliemann lo scopritore di Troia, realizzato il suo sogno di infanzia si avviò quindi verso altri sogni, da realizzare, da rendere concreti, da vedere crescere e vivere sotto le sue mani.

Viaggiatore della rete…questa storia notturna è per te affinché i sogni di questa notte possano diventare la tua vita del futuro.

Che stupidi che siamo

“Che stupidi che siamo, quanti inviti respinti…quante parole non dette…quanti sguardi non ricambiati. Tante volte la vita ci passa accanto e noi non ce ne accorgiamo nemmeno”

Quante volte mi è capitato di pensare a questa frase e alla sua lampante verità. Per quanto però me la ripeta e sia conscia della sua chiarezza faccio sempre fatica ad abbattere quel muro che la rende attuale e vera. E così penso per molti. Ritornate un attimo indietro con il pensiero e fate mente locale a tutte quelle volte che avete trattenuto una parola a fior di labbra per non risultare sconvenienti, per paura delle conseguenze, per paura di non essere capiti, per paura di un rifiuto. E quando non avete avuto il coraggio di sostenere uno sguardo, quando pur sentendovi calamitati avete fatto prevalere il vostro autocontrollo e siete riusciti a mantenere un comportamento staccato e freddo nonostante il vostro impellente desiderio di esplodere. E’ un po’ come nei telefilm in cui puoi vedere l’azione reale e quella semplicemente pensata… Così a volte ritrovo due me, una che mantiene con tranquillità la sua calma senza scomporre un solo muscolo e magari si eclissa un po’ di più e l’altra, quella che nessuno vede, che vorrebbe urlare e distruggere il mondo e scappare senza meta e senza tempo…
Non vi è mai capitato di sentire improvviso ed intenso il bisogno e la voglia di fare qualcosa di assolutamente folle, un gesto talmente bello ai vostri occhi da risultarvi pazzesco, un qualcosa che potrebbe improvvisamente rovesciare gli equilibri del vostro mondo… e pensarci e pensarci e pensarci…e poi, come se niente fosse, lasciarlo lì, nel limbo delle cose non fatte…rimettervi all’equilibrio presente nel dubbio che scardinare il mondo non sia forse la soluzione giusta. Quanto più bello sarebbe se si lasciasse libero sfogo alla pazzia che coviamo in noi…almeno una volta rendere attuale ciò che pensiamo e vedere l’effetto che fa…l’effetto vero, non quello immaginato. A volte mi tormento nel pensarci, quante variabili ci sono in gioco, e quante strade e spesso basta un solo angolo e anche meno, un grado più a destra o a sinistra e la vita cambia, la prospettiva si tramuta e tutto assume sfumature impensate, si tinge di colori diversi…
Ma spesso…sempre…si finisce con il ponderare le conseguenze e si preferisce lasciare tutto com’è perché l’incertezza e l’insicurezza di cosa ci aspetta sono forse il più grande deterrente che si possa trovare.

giovedì 24 gennaio 2008

Alla prima persona che passa

Da un po' di tempo pensavo di aprire un blog dove scrivere ciò che penso o, meglio, le mie osservazioni sul mondo che mi circonda...programmavo di far partire questa esperienza in un modo del tutto particolare...con una iniziativa che coltivo da anni e che prende sempre più forma nella mia testa. Purtroppo mettere in piedi il mio progetto richiede più tempo di quello che pensassi per cui per ora partirà il blog e in futuro potrò dar luce anche al mio "segreto" piano.
Chi mi seguirà probabilmente diventerà spettatore dell'evento, agli altri lascio coltivare in se il pensiero di cosa possa essere.

Altri aspetti mi spingono a intraprendere quest'avventura...da quando mi sono laureata un po' per lontananza, un po' per mancanza di tempo, non riesco a tenere tutti i contatti che vorrei e vedo pian piano scemare nella nebbia persone che fino a ieri erano tutti i giorni accanto a me a ridere e scherzare...spero quindi di creare un punto di incontro qui perchè le distanze fisiche e mentali possano in qualche modo essere colmate.
Per le persone che invece vedo spesso...beh, potrete leggere qui ciò che magari non dico a voce.
Per chi invece non conosco e non vedrò mai... spero che almeno una parola di ciò che leggi possa rallegrarti la giornata.

Anni fa imperversavo nel forum tenuto da un mio amico creando pagine e pagine di quelli che chiamavo D...Deliri, ovvero momenti in cui ti lasci prendere la mano dalla tastiera del pc e tutto quello che pensi, la rabbia, la gioia, tutto esce come un fiume in piena...Purtroppo non sono più molto attiva su quel forum e gli altri forum a cui partecipo comprendono troppe persone e sono troppo "seri" perchè possa prendermi questa libertà...adesso qui farò ciò che voglio

Direi che il messaggio di apertura...può considerarsi ultimato...ora non mi resta che creare il primo delirio per voi e lasciarvi pian piano precipitare nel baratro

Primo passo

Seguite con me il mio primo passo